6-Oct-2006 - INFERNO BIANCO- IL DIARIO DI STEFANO JACURTI - L'INCONTRO CON GIULIO QUESTI

QUI TROVERAI: 1) IL DIARIO DIETRO IL SET
2) L'INCONTRO CON GIULIO QUESTI

A SINISTRA IL MITICO GIULIO QUESTI
PERSONA ALLA MANO, PIENA DI ENERGIA E FUORI DAGLI SCHEMI
OLTRE CHE REGISTA DI CULT VERI!
IL DIARIO DIETRO IL SET.
PIU' DI UN ANNO INSIEME, UN VIAGGIO ON THE ROAD TRA EMOZIONI, SCOPERTE, LA NATURA SELVAGGIA E UN GRANDE CIELO SOPRA DI NOI.


L'idea mi venne una sera d'inverno molto rigido. Non era una notte buia e tempestosa, ma faceva un freddo cane. Rifugiato in un pub di periferia, stavo assistendo a un corto di un'amico: Emiliano Ferrera. Ci conosciamo da diversi anni, da quando lasciai un bigliettino da visita vicino alla cassa di un western saloon ai castelli romani. Fu dopo qualche giorno che mi arrivò una telefonata di un ragazzo urlante di entusiasmo perché aveva trovato il bigliettino. Era lui. Emiliano compariva in Booth Hill, ritornava anche lui come Zombie dopo che lo avevo ucciso. Con Emiliano ho fatto diverse cose, gli anni sono passati e oggi non siamo più il trentenne che ero io e il vent'enne che era lui. Ma torniamo al recente. Quella sera d'inverno di due anni fa, stavo assistendo al suo corto e mi piacque molto. Faceva un freddo cane all'uscita, e allora, parlando insieme, io me ne uscìì con: "Perché non giriamo un western sulla neve? Dai, che figata ci spariamo addosso tra le rocce innevate!" L'idea piacque a lui e ai suoi amici ma era un cosa detta così perchè ancora non avevo la minima cognizione di cosa girare. Visto che l'embrione iniziale era stato accolto da sorrisi, non esitai a pensare alla sceneggiatura. Questo è il viaggio che io e gli altri abbiamo fatto insieme in un percorso durato un anno intero. In pratica un back stage nella scrittura.
Avevo capito una cosa: ERA POSSIBILE REALIZZARLO. Armi e costumi erano miei, si potevano riciclare, Emiliano aveva la telecamera, Nando aveva il materiale tecnico. Iniziai a scrivere, o meglio a provare a scrivere, ma evidentemente non era ancora il momento perché vagavo in word senza idee. Improvvisamente mi venne l'idea di rileggermi alcuni passi sulla mitologia degli Indiani D'America. Furono loro a mettermi sulla pista giusta, perché non appena vidi alcuni articoli, la lampadina si accese e non si spense più. In questo caso, la storia western che avevo scritto, avrebbe avuto un' ospite ugualmente illustre: l'horror. Fermo restando che era il western che giocava in casa, mi piaceva questo connubio. Una cosa che sapevo già ancor prima di scrivere, era il luogo dove avremmo girato e senza andare sulle magnifiche Dolomiti. Il nostro Oregon sarebbe stato un altro... Ricordo che fremevo, avevo la location ma non la storia e di una buona location non potevamo farci un tubo se non c'era l'idea. Grazie agli Indiani , alle tribù del nord, Manito venne in mio soccorso Siamo ancora a due anni fa. Ogni tanto osservo il copione di Inferno bianco che ho conservato come un cimelio... Ho tante copie naturalmente, ma quello da battaglia è stato "uno solo". E' tutto stropicciato, in parte stracciato, è stato anche lui un magnifico compagno di viaggio. Di volta in volta evidenziavo le sequenze girate e oggi è tutto azzurro come il cielo. Non appena la storia fu completata scattò la ricerca degli attori. Uno naturalmente doveva essere Emiliano, (Ethan) Un'altro dovevo essere io, Brigham, un mormone. Ma gli altri? Una spedizione si perde tra le nevi dell'Oregon...una spedizione guidata da un'archeologo nel 1885.

Chi avrebbe interpretato l'archeologo? Sì, Rick Morrison, proprio quello che si è messo in testa di raggiungere l'Oregon alla caccia del suo sogno. E l'archeologo, lo scovai a teatro, compresa sua cugina Peggy e una canadese che ha appena perso il marito. Vai a teatro e ne becchi tre in un sol colpo. Vidi uno spettacolo e cominciai a osservare gli attori. Sì Alessandro Grande per la parte dell'archeologo era come il cacio sui maccheroni ed Eleonora De Bono e il suo visetto era proprio quello che ci voleva alla mia storia. Luisa Graneri nella parte della canadese, un cameo a metà percorso, era ok. Nello spettacolo c'erano altri 7 attori ma loro pur bravi non facevano al caso mio, erano loro tre che mi interessavano. Il puzzle strategico si andava completando, anche perchè Sebastiano Vento, avrebbe fatto Old Jack, il vecchio trapper con il cappello alla Davy Crockett. C'era ancora qualcosa da sistemare, altri ruoli da coprire, ancora non bastava.... Ma i buchi furono coperti presto. Arrivò Burt, ovvero Massimiliano Speranza, un volto interessante per un'altro cameo, Cosimo Fiore già direttore della fotografia, avrebbe ricoperto un piccolo ruolo, bello però, quello di Jesse, così come Vasco Gomez, Marco Belocchi, Tino Granata, Stefano D'Angelo, Mario Focardi per la parte finale della storia anche se in quel momento non c'era bisogno di loro. Sapevo però che gli amici di sempre, al momento giusto sarebbero arrivati. Ma il finale era ancora lontano.
 Ricordo che c'era un'aria elettrica, piena di energia ed entusiasmo perché nel frattempo avevo distribuito il copione e almeno Inferno Bianco sulla carta c'era. Si era a gennaio 2005, e il 23, giorno prima del mio compleanno, Lilly, Io, Nando, Claudia sua moglie e Caterina, compagna di Emiliano, facemmo un primo sopralluogo alla location. La cosa era carina, perché anche se si andava per lavoro, si andava rilassati per fare foto e studiare la situazione. Tutto si concluse con una bella mangiata .
Però...c'è sempre un però... Infatti calcolando i tempi e qualche interno da girare e che avremmo dovuto costruire una baracca western nel garage di Emiliano, capìì subito che per quell'inverno non ce l'avremmo mai fatta a girare interni ed esterni. Tutto era rimandato all'estate per gli interni. Inferno bianco non è stato scritto come un corto di un quarto d'ora, ma ha i tempi di un film. Insomma, tra impegni degli altri e miei, ci liberammo tutti a luglio 2005. Tra l'altro ero alle prese con Saulo di Tarso, uno spettacolo sulla vita di San Paolo. Non ce l'avrei fatta per quel periodo ma ormai eravamo in ballo e dopo un'altro inverno, arrivederci a luglio. Destino volle che Inferno Bianco nascesse, "anche se era già stato concepito così", sotto la stella del video estremo. Ne sappiamo qualcosa noi e lo sa Emiliano che ha costruito la con le sue mani, aiutato anche da Nando e da me, la baracca western nel garage. Il camion che arrivò con la legna una mattina portò l'inizio di tutto. La sera cominciammo a vederci per provare, dovevo impostare i personaggi così come li avevo in testa... Le prove sono un momento delicato e interessante, è lì che si fanno i giochi. Le prove, leggere insieme il copione, poi provare qualche scena spiegando agli attori come la volevo. Ma ci hanno messo del proprio, del personale in quello che io volevo. Un attore non fa le cose a pappagallo. Sì stava creando un bel gruppo e cominciavano a stare molto dentro la storia. Stava prendendo corpo e loro ce la mettevano tutta per avvicinarsi il più possibile ai personaggi che avevo in mente. Quelle serate sono state molto importanti, il tutto era accompagnato da qualche ripresa prova fatta da Emiliano, perché il regista di immagini e di inquadrature sarebbe stato lui, non io, perchè preferivo seguire gli attori e poi perché sapevo cosa Emiliano poteva dare a livello di inquadrature, è davvero in gamba. Nel frattempo, la baracca cresceva, giorno dopo giorno, grazie al padre di Emiliano che per farci fare le riprese degli interni, avevo sospeso dei lavori di ristrutturazione nel garage. Ancora oggi gli dico grazie per questo gesto. Venne la sera del primo ciak. C'era un'aria elettrica, era luglio e fuori faceva caldo ma noi nella baracca dovevamo far finta che fuori ci fosse il gelo. Vestiti western non era facile con giacche con le frange, stivali ecc ecc. Ma i ragazzi non mollavano. Li avevo avvisati: caldo torrido per gli interni (con la saracinesca del garage chiusa per evitare rumori esterni) gelo per gli esterni( vestiti western senza imbaccucamenti da settimana bianca) poi vennero agosto e settembre in stan by in attesa dell'inverno. A settembre trovai il tempo di andare a
WESTERN GAMES dove feci questa simpatica foto con Natalia Estrada che ringrazio perché è sempre disponibile con la gente.

Poi arrivo quel mitico inverno...Ancora ci penso, cosa posso dire a questi ragazzi? Cosa posso dire ad Eleonora che piangeva perchè non sentiva più i piedini? Cosa posso dire ad Alessandro? Cosa posso dire ad Emiliano che dietro la telecamera ha fatto delle bellissime inquadrature nonostante il freddo e le intemperie? Cosa posso dire a Nando che mi ha sorretto su una roccia? Li abbraccio forte tutti. Ti affezioni, è inevitabile, perchè gli altri li vedi battersi, come ti batti tu a 47 anni contro ogni cosa perché anche io non mi sono risparmiato niente. Un anno insieme in fondo è poco, ma sotto certi aspetti è tanto, perchè ci si conosce bene. Si ascoltano problemi, sogni e aspettative che tutti i giovani hanno. Rivedi te stesso giovane, quando avevi tanti sogni anche tu. Alcuni sai che sono rimasti sogni perché non tutto si può realizzare, altri però si realizzano, un pò per caso e per fortuna certo, ma ci devi mettere anche l'anima. Io ce l'ho messa l'anima, ci ho messo il cuore, tutto quello che avevo, perchè quando una cosa mi coinvolge, mi coinvolge a 360 gradi ma penso che questo accada a tutti. Anche gli altri del gruppo lo hanno fatto.

Ricordo le macchine al mattino che si inerpicavano sulle montagne Guardavano la temperatura: -10. Scendevamo in fretta e in furia per cambiarci, poi portavamo con noi tutto il materiale, una faticaccia, sul luogo che di volta in volta sceglievamo perché non è che le sequenze le puoi girare sempre nello stesso posto. Ovviamente erano luoghi,

tipo una valle, un monte, un bosco di abeti, non raggiungibili in auto e allora incollati tutta la roba. Ma c'è un'altro aspetto che sembra banale ma non lo è. Se devi andare in un posto che a piedi dista che so, 300 metri,ci metti poco, sulla neve invece ci metti un sacco di tempo perché si affonda e nel frattempo non è che il freddo non c'è più, che sia bel tempo o no.
 
Emiliano Ferrera è pronto a combattere contro tutto, qui alle prese con le catene.
Non possiamo fermarci.

nella foto: Luisa Graneri
Figuriamoci quando bel tempo non è e ti becchi pure la tormenta. Una mattina, alle 8,30 con un freddo cane che era all'ordine del giorno, un lupo appenninico era immobile davanti a noi ma nessuno di quella sporca dozzina di attori, riuscì a tirare fuori una macchina fotografica prima che lui, dopo averci fissato per l'ultima volta, sparisse tra gli abeti innevati. Fino a quel momento un lupo lo avevo visto allo zoo. Indimenticabile. Ho passato tutto l'inverno scorso così, carica e scarica tutta la roba, nei weekend e si è aggregata anche Lilly, mia moglie che mi ha aiutato molto. La domenica era sempre un giorno difficile perché non arrivavi fresco, avevamo girato il giorno prima e si faceva più di fatica del solito. Il sabato andava meglio. Ci sono circa quattrocento foto di Inferno Bianco. Molte sono state scattate mentre lavoriamo, altre mentre scherziamo o cerchiamo di scaldarci in pausa. Ma ora ci sono quelle scattate dal film. Per questo devo molto a tutti. Li ho visti felici però e sono contento per loro.
E' stato bello andare lassù ed è bello pensare alla fine di quelle giornate, perché ci raccontavamo la vita. Ma siamo ad oggi e guardo avanti, al futuro, il passato è un sorriso magnifico che terrò per sempre con me nel silenzio. Più si va avanti più si cerca di conservare quello che ti è successo di bello nella vita. Penso sia un fenomeno normale che con l'avanzamento dell'età sopraggiunge. Da giovane non è così, o meglio non è proprio così, perché si corre a mille all'ora, è normalissimo. Inferno bianco come ricordo di un viaggio non fa eccezione quindi, posso solo dire che è stata una figata pazzesca, già, forse anche un pò folle, ma proprio questo è il bello.
 Naturalmente sono cosciente dei miei limiti e di quelli degli altri e anche questo lavoro perfetto non è, ma penso che abbia anche i suoi punti di forza, altrimeni non sarei mai andato sul Gran Sasso con gente completamente a digiuno su tutto. Beh che dire...lo spolverino è bello però mi fa grosso come un bue, sembro bud Spencer, mica sono così! :-) certo con Boot Hill c'è una bella differenza, ne è passato del tempo, il mio pizzetto è sempre più bianco- grigio e il nero ahimè è stato messo in minoranza :-) Comunque sono accadute tante cose, non vi dico le paperissime, di tutto e di più! :-) ruzzoloni, scivolate varie ecc ecc. Sono molto emozionato perché ho raccontato parte di questo viaggio dietro le quinte. Certo non si può scrivere tutto. Gli scherzi, il cappello di Old Jack che arriva fino al'Aquila portato via dal vento :-) le provviste di cioccolata sempre dietro (che schifo quella nera è amarissima!) il riscaldamento della macchina acceso alla fine della giornata per riscaldarci le mani e i piedi, la strada a Campo Felice, la stessa dove Muccino ha girato ZERO sul furgone. Ci credo che sono andati lì, sembra di stare davvero in America. Non mi stupisce infatti che sul Gran Sasso abbiano girato il primo Trinità e Keoma. E poi che dire di Giovanni e dei suoi cavalli? Ho fatto amicizia con Alba Chiara così si chiamava, e mi riprometto di tornare a Campo Felice per stare un pò in sella con lei. Presto faremo un barbecue sui luoghi dove abbiamo girato. Sì torneremo sul luogo del delitto tutti quanti a festeggiare! Poi la parte finale mi ha reso particolarmente felice. Ecco ricomparire Mario, già in boot hill anche lui (peccato non stia più con Silvia ma è la vita) poi Stefano e Marco, i miei amici di sempre. Poi l'autogrill dove ci davamo tutti appuntamento la mattina presto, anche quello che è un'autogrill come tanti altri da oggi non è più come prima e se mi ricapiterà di passare anche per caso da quelle parti, il mio sguardo si poserà su quelle montagne con un sorriso e con le palpebre umide.
Nel periodo delle riprese praticamente un anno è nata Elisa, la figlia di Emiliano e Caterina, così abbiamo avuto Emiliano del prima Elisa e d Emiliano del dopo Elisa quando abbiamo girato con i cavalli con la piccola che era nata. Inferno bianco può ricordare anche ad altri cose importanti della vita.
(Nella foto in piedi Alessandro Grande si prepara a reggere l'urto del gelo per diventare Rick Morrison l'archeologo di Boston che vuole raggiungere la valle dei fossili)
 E adesso? Beh ora Inferno bianco dovrà ritagliarsi uno spazio ovunque si possa proporre. Abbiamo sofferto il gelo e penso che sia il minimo a cui si debba puntare. Sto pensando anche alla versione con i sottotitoli in inglese, vedremo, ma di certo Inferno bianco oggi è un dvd e non è finito, comincia proprio ora. L'importante però è tornare alla vita di tutti i giorni quando i riflettori si spengono.
Stefano Jacurti

2) L'INCONTRO CON GIULIO QUESTI:
CHE SERATA! INFERNO BIANCO SOTTOBRACCIO A GIULIO QUESTI!
Una serata indimenticabile quella al Teatro San Genesio.
Arriviamo io e Lilly per primi, c'è da fare qualche cosetta.
Ci accoglie con un sorriso Aurora del gruppo ULTIMA LUNA e a loro un grazie immenso per la serata, per le nostre foto, per le attenzioni che hanno avuto per noi!
Alessandro Grande è il primo degli attori che arriva.
Come da copione in fondo, l'archeologo di Boston è uno dei primi ad entrare nella vicenda di Inferno Bianco.
Giacca a vento, cellulare in attività per sollecitare i suoi amici, tutto gasato, sorride come una pasqua.
Aggiungiamo solo due o tre foto per Massimiliano (una l'ho regalata a Luisa)
Squilla il cellulare di Lilly, è ancora presto, sono le sei ma in bar della zona ci aspettano Alessia, impagabile,
e "GIULIO QUESTI"
regista del mitico SE SEI VIVO SPARA
CON TOMAS MILIAN:
Li raggiungiamo e cominciamo a parlare dei generi.
Giulio: un zucchotto da montagna, la faccia vissuta, gli occhi vispi e le sue parole:
I film passano, i generi restano. Giulio ci parla di quanti appassionati ci sono del western che lui ha conosciuto nella sua vita, dei generi, del cinema italiano di ieri e purtroppo di quello di oggi.
A una mia serie di domande sul perchè dell'assenza dei generi nel cinema italiano che inevitabilmente lo rendono più piccolo, Giulio risponde che la causa maggiore, quella che incide di più, è la televisione che mangia tutto.
Non i soldi che ci sono, eccome, non tanto le idee di qualcuno che ci possono anche essere, non tanto l'eredità pesante che alcuni generi hanno lasciato.
Mi è parso di capire che Giulio considera gli altri motivi rilevanti ma che non incidono "quanto e come" la televisione di oggi. "Maria ama Mario ma nulla di che e ci fanno un film." Questo e quello che dice Giulio, e chi mi conosce sa che sono perfettamente d'accordo.
Condivido il suo parere e non perchè non bisogna fare i film sui sentimenti ma perchè sono storie un pò vuote, da fiction e diventano appunto film.
Si cammina verso il teatro, Lilly e Alessia avanti, io resto con Giulio più indietro, affascinato dalle sue parole e dalla sua semplicità. E' la seconda volta che lo vedo, già ero emozionato la prima, quando andai ad incontrarlo per vedere i suoi corti, oggi è la seconda, ma questa sera per tornare in argomento, è la sera di Inferno bianco e sono molto contento che lui sia venuto.
Arriva Luisa Graneri strafiga, così come aveva promesso, scherzo Luisa dai, non sono più immedesimato nella parte! E' con Milena sua amica attrice con la quale ha lavorato nello spettacolo: Reparto Maria Coretti, storia di un carcere femminile in scena al teatro Duse di Roma. (Così come Eleonora De Bono e Alessandro Grande)
Arriva la gang di Emiliano: Eleonora, Stella e quei simpaticissimi genitori, Caterina e la piccola Elisa.
Arrivano Sebastiano Vento e Claudia, Arriva Massimiliano Speranza sempre più look Vietnam che ha colpito in modo positivo la mia amica attrice Silvia Raeli giunta di corsa dopo un provino.
Ecco comparire in sala un visetto dolcissimo che è quello di Agnese, l'Agnesona del blog, insegnante dal sorriso radioso interessata al teatro e ai suoi ragazzi.
Spero di rivederla presto perchè io e Lilly vorremmo fare due chiacchiere con lei in simpatia.
Mentre Giulio Questi parla con Alessia e Lilly, sulla soglia del teatro compare un cappottone nero. Dentro c'è Stefano, sì Stefano D'Angelo, autore teatrale e amico di sempre ed è in quel momento che lo prendo da parte e lo porto da loro dicendogli: "Ste sai chi è questo signore? Giulio Questi!" E Stefano mentre Giulio sorride, dice: Se sei vivo spara l'ho visto trenta volte! Sono un suo grandissimo ammiratore!"
Li lascio soli, è giusto così ...
Poi arriva gente che non conosco e che non ho mai visto,
bene! All'improvviso mi ferma un signore con la barba, dice che aveva commentato il libro e la colt un anno fa! Incredibile! Lo ringrazio tanto! Che sorpresa!
si chiama Paolo Aghermo (Spero di aver scritto bene) e vorrei risentirlo perchè voleva parlarmi di un suo libro sul western.
Vasco! Ecco Vasco con la sua famiglia, sì Vasco Montez, l'uomo che azzanna! Un grazie anche a te mitico e "serio"
Ci sono delle ragazze in prima fila, arriva altra gente.
Mi guardo intorno, esco nell'atrio mentre in sala ci si comincia a sedere per leggere il depliant fatto dal magico tocco di Lilly.
Intanto fuori si forma un capanello davanti alle foto di Inferno Bianco.
Io ed Emiliano andiamo fuori il teatro per l'ultima sigaretta prima dell'inizio della proiezione. Davanti a noi i cristalli della rai illuminati nella sera.
C'e silenzio, i minuti passano, parliamo, non stiamo più nella pelle. Guardo l'orologio sul display del cellulare. "Namo" gli dico, e quel namo, cioè abbrevazione di annamo, difficilmente lo scorderò.
Si va, salgo sul palco...e...
"Buonasera"
il resto, e non è poco, ve lo racconto domani!
Non troverete molte foto,alcune sono state scattate freneticamente, avevamo tante cose di cui parlare con la gente, scusatemi era inevitabile, non c'era tempo!
Domani ci sentiremo tutti per riunire i pezzi della serata che all'altro mancano, chi schizzava di qua chi di la'!
dopo una nottata insonne, alle 5.00 del mattino siamo andati al bar a prendere un cappuccino perchè non si poteva dormire per la gioia. Ho ancora in mente le parole di Giulio:
"Facce giuste, storie che regge, tensione fino alla fine. Succede di tutto, il finimondo"
ma lascio qui il commento di Agnese che ringrazio immensamente per le sue parole. Certo non è tutto bello e tutto stupendo, ci sono due o tre cosette che dobbiamo migliorare con qualche trucchetto, una cosa facile insomma, ma dobbiamo farlo.
Giulio ci ha anche detto che la neve all'inizio con la luce naturale, schiaccia troppo le belle facce degli attori, così ha anche detto che non è tutto bello e tutto stupendo, è stato sincero , perchè le facce degli attori in qualche modo ci perdono ma che poi le facce western degli attori con i tagli di luce degli interni, acquisiscono la loro intensità e recuperano dopo. Ha anche detto che però comprende, era davvero difficile rinunciare a certi paesaggi.
Ringrazio anche, e li ho lasciati per ultimo come dulcis in fundo, Giuliano e Sabrina con i quali ho condiviso insieme a Lilly, Alessia e Silvia Raeli una magnifica serata! Grazie ragazzi, spero di rivedervi presto e le vostre parole nei miei e nei confronti di altri (di me lo sapete parlo poco) le porterò nel mio cuore, comprese le vostre osservazioni sincere che condivido su qualche trave che scricchiola da rinforzare, lo faremo presto. Grazie!!!
Ma grazie anche a tutti quelli che sono venuti, conoscenti e non, è stato molto bello vederli incuriositi davanti alle foto. Con questa serata ho mantenuto la promessa: promuovere Inferno Bianco ma ringraziare regista ed attori per avermi seguito in questa follia, lo meritavano tutti, anche quelli che ci hanno aiutato dietro il set.
Restando con i piedi per terra, altrimenti si prenderebbero percorsi sbagliati, sono molto felice per gli attori e per Emiliano Ferrera il nostro regista di riprese( io mi sono occupato degli attori) "attore molto americano" come Giulio Questi lo ha definito. Abbiamo tutti una dedica di Giulio Questi sul depliant, ognuna diversa per tutti noi attori. Sulla mia c'è scritto:
"A Stefano da Giulio Questi e alla follia del suo western"
Sono contento anche per la gente che non conosco che è venuta a salutarci, ora mi piacerebbe che l'idea di Agnese potesse essere realizzata: Inferno bianco proiettato al liceo, retroscena raccontati ai ragazzi, cos'è la natura e dove può portarci la fantasia.
Mi raccomando però ragazzi, crediamoci senz'altro in inferno bianco ma "voliamo bassi" tutto quello che succedera in più sarà una festa ma non pensiamo a niente, andiamo avanti con la stessa mentalità di sempre, sarà fatto tutto il possibile, non temete.
In ogni caso Inferno bianco sembra proprio che sia piaciuto molto
e per finire, al teatro San Genesio c'è un uomo che urla dal palco alla fine della proiezione: "Se sei vivo spara, il western che nessuno aveva osato fare..e lui è vivo eccome, perchè è qui in carne ed ossa e spara ancora oggi con i suoi corti! GIULIOOOOOOO QUESTIIIIIIIIIIIII!"
Grazie per essere venuto, so che sei socievole, ma non ami troppe manifestazioni di giubilo perchè sei semplice e riservato al contrario di troppa gente in giro con la puzza sotto il naso.
Arrivederci a tutti alla prossima proiezione!
ciao! 
Stefano Jacurti
VAI AVANTI C'E' ALTRO!
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